Apollonio di Tiana, vissuto nel I secolo d.C., è stato un antico filosofo greco considerato da molti l’ultimo grande iniziato dell’era precristiana. Condusse una vita ascetica seguendo i dettami della dottrina pitagorica. Il suo biografo Flavio Filostrato gli attribuì numerosi miracoli simili a quelli compiuti da Gesù Cristo nei Vangeli.

Il giovane Menippo stava celebrando le nozze con una bellissima donna fenicia appena giunta a Corinto. La coppia e gli amici erano riuniti nella sala del banchetto quando fu annunciato un ospite non invitato: era il saggio Apollonio di Tiana, suo tutore.

Il giorno prima, Apollonio, con una sola occhiata, si era accorto del pericolo che il suo pupillo stava correndo. Nella sala delle nozze, sotto il suo sguardo severo, le tavole imbandite e i servitori svanirono, e la sposa stessa finì col confessare di essere una lamia, ossia una specie di vampiro, e di essere attratta dai giovani prestanti e atletici. Così, aveva rimpinzato Menippo al fine di succhiarne il sangue e mangiarne le carni. Fu così che Apollonio salvò il giovane mandando all’altro mondo la donna.

Questa è forse la storia più nota su Apollonio, filosofo che acquistò anche fama di taumaturgo e di operatore di miracoli. Nato in Cappadocia, nell’odierna Turchia, all’inizio del I secolo d.C., sarebbe vissuto quasi cento anni. A sedici anni fece voto di silenzio per cinque anni. Astemio e vegetariano, viene descritto con i capelli lunghi e scalzo, sempre in viaggio fra Persia, India ed Egitto, dove si appropriava della dottrina dei saggi per portarla in Grecia e a Roma. Chiamato ad Efeso mentre vi imperversava la peste, Apollonio scoprì un vecchio mendicante cencioso e, malgrado le obiezioni, ordinò di linciarlo. Mentre volavano le prime pietre, gli occhi del mendicante cominciarono a sprizzare fiamme. Quando fu interamente coperto dai sassi, la gente lo disseppellì: il demone della peste aveva assunto la forma di un cane grande come un leone.

Di Apollonio di Tiana si diceva che fosse chiaroveggente, capace di far apparire e scomparire gli oggetti e di possedere il dono dell’ubiquità. Numerose sono le leggende sulla sua morte. Una di queste vuole che sia stato assunto al cielo con il corpo da un tempio di Creta; un’altra che, al fine di convincere i suoi seguaci dell’immortalità dell’anima, sia apparso loro dopo morto.

Fonte articolo: www.viagginelmistero.it

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